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L'invenzione del popolo palestinese

Come da una ideologia è nata una fantastoria: il popolo palestinese. 

Stemma palestinese

Qui non si vogliono denigrare persone che di qualsiasi ceto sociale, religioso, culturale e sociale possano essere, sono pur sempre degli uomini (creati da Dio a sua immagine), che debbono essere rispettati e accettati sempre, in rispetto di quella dignità che l'Essere supremo a conferito ad ognuno.

Nel corso della storia dell'umanità e all'inizio dell'uomo sociale vi sono stati delle realtà sociali e culturali più o meno organizzate, dove alcuni, con gli accentramenti geografici, hanno acquisito una unica identità, dove, sia nel loro tempo presente, che a posteriori, sono stati definiti come popolo a se.

Altri sono stati inglobati da questi, perdendo, anche nel breve tempo, le loro caratteristiche culturali e tradizioni remote.

Ultimamente, negli ultimi decenni, particolarmente dopo la riformazione della nazione di Israele in Terra santa (Eretz Israel), alla fine della Seconda guerra mondiale, sono sorti, in vari ambienti, delle dispute e approfondimenti sulla definizione e presa in atto di "popolo palestinese".

Proprio in merito all'iniziativa e allo sviluppo del popolo ebraico, sparso per il mondo, di re-insediamento nella "terra dei loro antenati", è sorta, in contra opposizione da parte di gente araba locale e limitrofa alla zona interessata, la pretesa di riconoscimento a priori di una realtà araba-palestinese come popolo a se, al pari di altri popoli arabi del Medio oriente, come i Siriani, i Turchi, gli Egiziani, etc..

Ovviamente la storia non favorisce questa interpretazione: non vi sono testimonianze storiche circa una entità omogenea, locale, culturale, sociale o altro che possano confermare o legittimare un tal proposito; anzi, facendo appello proprio alla storia, possiamo evincere il contrario, cioè che da circa 3.000 anni in Palestina NON vi è stato mai un popolo palestinese che ha occupato la terra di Canaan o Terra di Israele o Palestina. 

Dalla formazione del Regno d'Israele con re Davide, alla deportazione di Babilonia, dal regno greco-seleucide, alla conquista romana, e in seguito all'espansione musulmana, e poi con l'Impero turco ottomano non vi è stata una entità o realtà locale (sottomessa o alleata) di un popolo palestinese.

Il nome “Palestina” deriva dai Filistei, una antica popolazione originaria del Mediterraneo Orientale, dall'isola di Creta (chiamata Caftor nella terminologia biblica), la quale invase parte della regione costiera nell'undicesimo - dodicesimo secolo A.C. e ivi stanziandosi, senza mai però espandersi oltre quella zona (confronta nel libro di Deuteronomio 2:23 e da Amos 9:7), che parlava una lingua greco-micenea. 

La zona nella quale si insediarono prese il nome di “Philistia”; mille anni dopo i Romani chiamarono la zona “Palestina”; seicento anni dopo gli Arabi la ribattezzarono “Falastin”.
Dopo essere passata sotto i vari domini arabi, quella zona è stata annessa all'Impero turco ottomano sino alla Prima guerra mondiale, dove, con la disfatta dei Turchi, gli Inglesi ne ricevettero il mandato dai vincitori alleati

Quindi, per tutta la storia non ci fu mai una nazione chiamata “Palestina”, né ci fu mai un popolo chiamato “palestinese”, e durante l'ultimo millennio il termine “Falastin” continuò a riferirsi a una regione dai contorni indeterminati e MAI a un popolo originario.

Il popolo è il complesso di individui che vivono all'interno dello Stato e che assumono la qualifica di cittadini. La cittadinanza permette di partecipare alla vita dello Stato stesso, acquistando diritti e adempiendo obblighi. Dal concetto di popolo vanno distinti quelli di popolazione (che consiste nella comunità di individui che si trovano in un determinato momento storico nel territorio dello Stato) e di nazione (che indica l'insieme di individui in base a fattori comuni, quali, ad es., la lingua o la religione).
[Definizione di "popolo" dal sito Sapere.it]

Nel 1695, lo studioso orientalista olandese Hadrian Reland scoprì che nessuno degli insediamenti allora conosciuti in quella terra aveva un nome arabo, ma solo ebraici, greci o latini. 

Il territorio era praticamente disabitato e le poche città, come Gerusalemme, Safad, Jaffa, Tieberiade e Gaza, erano abitate in maggioranza da ebrei e cristiani, oltre ad una minoranza musulmana, prevalentemente di origine beduina, nell'entroterra.

Ancora il Reland, nel suo libro dal titolo Palaestina ex monumentis veteribus illustrata, cita che "non c’è alcuna prova dell’esistenza di un popolo palestinese, né di un’eredità palestinese, né di una nazione palestinese": in altre parole, nessuna traccia di una storia palestinese. 

Dobbiamo avvicinarci ai nostri tempi, più precisamente al periodo in cui gli inglesi crearono la Palestina mandataria, dopo la fine della Prima guerra mondiale e dell’Impero ottomano

Gli arabi, allora ivi presenti, protestarono in modo acceso nei confronti della nuova realtà chiamata “Palestina”, perché per loro, quella zona, essa essenzialmente collegata alla Siria, la chiamavano "la regione Balad esh sham" (la provincia di Damasco) o "Surya–al–Janubiya" (Siria del sud). 

Il Congresso Generale Siriano del 1919 sottolineò con forza l’identità esclusivamente siriana degli arabi della “Siria del sud”, quella che gli inglesi chiamavano “Palestina”.

Nel suo libro, Il Risveglio Arabo del 1938, George Antonious, il padre della storiografia moderna araba, documenta il tumulto sorto tra gli arabi della “Grande Siria” e dell’Iraq quando inondarono le strade delle città siriane, Gerusalemme inclusa, per protestare contro la divisione geografica che gli inglesi, per ragioni geopolitiche, avevano imposto alla Siria: Antonious, come Reland prima di lui, non fa alcuna menzione di un “popolo palestinese”. 

Andando ancora in dietro nel tempo, vediamo che nel 1920, la Francia conquista la Siria, ed è in questo periodo, durante il controllo francese della Siria, che inizia a prendere forma l’idea di una “Palestina” come stato arabo-musulmano indipendente. 

Nello stesso periodo, il famigerato Mufti di Gerusalemme, Amin-al-Husseini, la personalità di maggior spicco tra i leaders arabi dell’epoca, creò un movimento nazionalista in opposizione all’immigrazione ebraica determinata dal movimento sionista, ed anche allora nessuno parlava di un “popolo palestinese”.

Amin-al-Husseini intravedendo la minaccia sionista, e la crescita degli ebrei nel Mandato, prima ancora dello scoppio della Seconda guerra mondiale cerca appoggio su Hitler, cogliendo il fatto del comune astio verso gli ebrei (antisemitismo).

Nel 1946, Philip Hitti, uno dei più eloquenti portavoce della causa araba, pur essendo contrario alla nascita di uno Stato ebraico nella zona, dichiarava al Comitato di Inchiesta Anglo-Americano che "non esisteva un’entità nazionale chiamata Palestina". 

Nel 1947, quando le Nazioni Unite stavano valutando la spartizione della Palestina mandataria in due stati separati, uno ebraico, l’altro arabo, numerosi politici e intellettuali arabi protestarono in modo acceso poiché sostenevano che la regione in questione fosse parte integrante della Siria del sud: non c’era una popolazione “palestinese” in senso proprio, ed era dunque un’ingiustizia smembrare la Siria per creare un’altra entità che di fatto le apparteneva di diritto. 

Anche l'Arabia Saudita nel 1957 dichiarava, in una seduta delle Nazioni Unite, tramite il suo ambasciatore Akhmed Shukairi: "... Sappiamo che la Palestina non è altro che la Siria del sud...“.

Questa presa di fatto è stata ribadita anche dal fu presidente della Siria Hafiz-al-Assad, padre di Bashar al-Asad, nel 1974: “La Palestina non solo è parte della nostra nazione araba, ma è una parte fondamentale del sud della Siria”. 

Dal 1948 al 1967, i diciannove anni intercorsi tra la Guerra di Indipendenza e la Guerra dei Sei Giorni, tutto quello che restava del territorio riservato agli arabi della Palestina mandataria britannica, era la West Bank, o Cisgiordania (nome dato dai giordani alla Giudea e alla Samaria, che si trovava in quegli anni sotto il dominio illegale giordano) e Gaza (sotto il dominio illegale egiziano). 

Durante quel periodo, nessuno dei leader arabi prese, neanche lontanamente, in esame il diritto all'autodeterminazione degli arabi “palestinesi” che si trovavano sotto il loro dominio, e questo perché un “popolo palestinese” per i giordani e gli egiziani semplicemente non esisteva. 

Nel 1964, per Yasser Arafat la “Palestina” non comprendeva né la Giudea - Samaria né Gaza (infatti, dopo il 1948, appartenevano reciprocamente alla Giordania e all'Egitto); e fino al 1967 usò il termine “Palestinesi”, unicamente come riferimento per gli arabi che vivevano sotto la sovranità israeliana o avevano deciso di non essere sottoposti ad essa. 

Questo lo troviamo scritto nella Carta fondante dell’OLP all’articolo 24, che recita: “L’OLP non esercita alcun diritto di sovranità sulla West Bank nel regno hashemita di Giordania, nella Striscia di Gaza e nell’area di Himmah”. 

L’articolo 24 venne cambiato nel 1968 dopo la Guerra dei Sei Giorni, dietro ispirazione sovietica, Arafat, protetto dai russi, poteva allargare il campo della propria azione: la “Palestina”, adesso, inglobava anche Giudea, Samaria e Gaza. 

Possiamo dire che la Guerra dei Sei Giorni è stata, per i Palestinesi, lo spartiacque per la creazione del “popolo palestinese”, da lì tutto cambia: Israele diventa Golia e i “palestinesi” diventato il popolo autoctono espropriato della propria terra dai “sionisti imperialisti”; gli Ebrei, da vittime della fobia nazista, diventano, a loro volta, carnefici, di un popolo innocuo e indifeso.

Questa interpretazione adesso è consolidata e accettata dalle menti di molte persone: politici, sociologi, religiosi, governi, agenzie umanitarie ad altri, che, per negligenza o per convenienza, disinteressati all'approfondimento dei fatti storici o per il semplice atto di schierarsi dalla parte del più debole, incoraggiano, proprio loro, uno stallo della situazione attuale della zona interessata, giustificando atti terroristici, boicottaggi e discriminazioni verso Israele.

Così si conferma uno dei concetti adottati da Hitler nel "Mein Kampf" per portare avanti la sua folle ideologia della superiorità della razza ariana: "Nella grande menzogna c’è una certa forza di credibilità, poiché le grandi masse di una nazione sono molto più facilmente corruttibili nello stato più profondo della loro materia emozionale di quanto lo siano consciamente o volontariamente e, quindi, nella primitiva semplicità delle loro menti diventeranno più facilmente vittime di una grande menzogna, piuttosto che di una piccola, poiché essi stessi spesso dicono piccole bugie per piccole cose, ma si vergognerebbero di utilizzare menzogne su larga scala. 
Non gli verrebbe mai in mente di fabbricare falsità colossali e non crederebbero che altri avrebbero l’impudenza di distorcere la verità in modo così infame
”.

Per creare, dunque, la nuova realtà del “popolo palestinese”, priva di qualsiasi aggancio con il passato era necessario che il passato venisse interamente fabbricato, inventando o distorcendo dei fatti storici. 

Ecco i “palestinesi”, un popolo che da tempo immemorabile ha sempre vissuto nella regione, prima come Gebusei, poi come Filistei, poi come beduini custodi dei luoghi sacri dell'Islam, adesso espropriati, cacciati e vituperati dagli ebrei invasori, venuti dall'Europa e da altri parti del mondo, in seguito alla falsa pretesa di risarcimento del tentato falso genocidio da parte della Germania nazista. 

In effetti il "popolo palestinese" sembra creato ad hoc per contrastare la presenza ebraica nella zona, usato spesso dagli stessi correligiosi e governatori arabi (vicini e lontani) per avere un preteso militaristico e belligerante nei confronti di uno Stato ebraico che potrebbe essere una minaccia espansionistica contro di loro. 

L'astrazione del "popolo palestinese" e le persone palestinesi della zona sono usati contro Israele: ideologicamente per controbattere il Sionismo, militarmente con atti di guerriglia e religiosamente per rivendicare la Palestina come zona sacra all'Islam.

Non basta una bandiera o uno stemma per fare un popolo, o una nazione o uno Stato.

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